Il vero sogno Americano

Posted 30/08/2008 by macialberto
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Quando Barack Hussein Obama è salito in quel tempietto greco-romano eretto nello stadio di Denver per riprodurre l’ effetto visivo di Luther King davanti alle colonne del mausoleo di Lincoln nel «discorso del sogno», una processione invisibile di vivi e di morti, di martiri celebri e di vittime ignote, è salita con lui e dietro di lui. Ora che il Partito Democratico americano è finalmente tutto di questo allampanato «Leone» (il suo segno) alto 187 centimetri, che i clan dei Kennedy e dei Clinton che lo hanno dominato dal 1960 sono stati costretti a concedergli lo scettro che aveva vinto nelle primarie, alle 7 di sera ora delle Montagne Rocciose l’ impensabile è divenuto normale. Potrebbe essere, se eletto, un pessimo o un eccellente capo di stato, nessuno lo può mai predire. Ma la carovana America non tornerà più indietro. Questo «untermensch», questa sottospecie umana, come i nazisti e non soltanto i nazisti lo avrebbero chiamato, è il padrone politico, il leader ormai assoluto, almeno fino al 4 novembre elettorale, del più antico partito americano fondato nel 1792 da Thomas Jefferson, proprietario di schiavi e padre di «meticci» come Obama, avuti da schiave arrendevoli. Se è vero che antenati e antenate ci guardano da chissà dove, Jefferson ieri sera non doveva credere ai propri occhi. La favola delle Convention, che viene scambiata per uno show televisivo da chi non sa che la grande bambina America non è mai tanto seria come quando gioca, era finita mercoledì sera con il discorso di concessione fatta dal patriarca del partito, il vecchio e inimitabile Bill Clinton. Dopo che lady Hillary aveva rilasciato le proprie truppe riluttanti («No, Hillary, no» imploravano le «hillaristas») per consentire la vittoria per acclamazione di Obama e lord Bill aveva detto le frasi che la moglie non aveva avuto l’ autorità per dire: «Credete a me che l’ ho fatto per otto anni: quest’ uomo, Barak Obama, è pronto per essere Presidente e Comandante supremo», la transizione si era consumata. E gli anziani della tribù democratica avevano consegnato le chiavi del partito al figlio di un keniano, con un nome swahili e islamico, Barack e Hussein, colui che è buono e benedetto dal Signore. La sua ascesa nel tempietto di cartone è stata, più che l’ inizio di una storia nuova, la fine dell’ inizio. E’ stata la chiusura formale, se non ancora sostanziale, qui negli Usa, di un lungo e ignobile capitolo, la schiavitù di diritto e poi l’ apartheid di fatto e se il razzismo non si può mai estirpare, le sue manifestazioni pratiche possono essere stroncate. Con tutto il suo carisma, Obama non sarebbe mai salito dove si trovava senza secoli di sacrifici, di resistenze vinte, di uomini e donne illuminati, di cadaveri di bambine dilaniate, di politicanti opportunisti e incoerenti come quei segregazionsti democratici del Sud i cui figli hanno eletto a proprio leader oggi uno che i loro padri avrebbero volentieri impiccato ieri. Per questo Martin Luther King era un Repubblicano, nella sua Georgia, prima di convertirsi ai Democratici, con Kennedy nel 1960. Come lui stesso ha dovuto ricordare nel tempietto, Barack Obama si regge sulle spalle di chi ha reso possibile la sua scalata. Avremo due mesi, da oggi al 4 novembre, per analizzare i discorsi, piluccare idee e programmi da questi effluvi di chiacchiere che i candidati dei due partiti offrono, pronti a dimenticarli appena entrano nello Studio Ovale e scoprono, come disse proprio JFK, che il mondo è molto diverso da come se lo erano immaginato. Ma oggi, mentre il più antico partito dell’ Occidente si consegna, entusiasta e timoroso come neppure con Kennedy, a questo affascinante sconosciuto, si deve rammentare che ancora 40 anni or sono, quando Lyndon Johnson impose le leggi sui diritti civili, di fatto i neri non potevano votare a sud. Che i «dixiecrats», i boss bianchi in Alabama, Mississippi, Lousiana, Arkansas, Georgia, permettevano in pratica a un cittadino afro su 10 di votare, sottoponendo chi voleva iscriversi alle urne a domande di culturale generale sul tipo: «Quante bolle ci sono in una saponetta?». Si dovette aspettare il 1968, perché la Corte Suprema, quella che il futuro presidente, McCain od Obama, dovrà ridisegnare in senso reazionario o progressista, rimpiazzando almeno due giudici su nove troppo anziani o malati, mettesse al bando le leggi contro la «miscegenation», i matrimoni interraziali, per mantenere «la purezza della razza». Per permettere a Obama di pronunciare il suo discorso ieri sera a Denver, sono stati uccisi studenti ebrei che avevano osato appoggiare i diritti di voto dei neri, bambine dilaniate nelle chiese di Birmingham demolite con il tritolo, cittadini ostinati che avevano chiesto di iscriversi alle liste di voto e si trovavano per ricompensa la casa bruciata, mentre Obama nasceva, 47 anni or sono. Si capisce perciò perché la silhouette smilza del senatore candidato alla Casa Bianca, o la figura sontuosa e dolcemente aggressiva, da regina di Saba, della moglie Michelle facciano tanta paura a tanta gente e gli avversari repubblicani contino su questo impronunciabile e profondo terrore dell’ uomo (e della donna) neri, danzando sulle perifrasi, le allusioni e gli eufemismi. Lasciando a cagnetti da presa, surrogati, autori di pamphlet o di blog d’ assalto, il compito di dire le cose che il candidato repubblicano non potrà dire. Non è realmente questione di tasse o di sicurezza quella che deciderà il duello fra il «troppo nuovo» e il «troppo vecchio», le due eredità politiche estreme lasciate all’ America dal fallimento della presidenza Bush. Obama è uno scandalo della storia che può essere accettato o respinto con eguale e opposta violenza. Ma che incarna tutto ciò che ancora amiamo dell’ America e della sua meravigliosa capacità di scandalizzarci.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/08/29/una-pagina-di-storia.html

Il diavolo e l’acqua Santa

Posted 23/08/2008 by macialberto
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In questi giorni il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi parla della riforma della giustizia.

Tira fuori come esempio Giovanni Falcone, lui che ebbe un mafioso come Mangano in casa propria e Marcello Dell’Utri come proprio amico personale.

Dovrebbe vergognarsi di infangare il nome di un eroe per le sue cialtronerie.

Berlusconi è come il diavolo che parla dell’acqua santa, ossia falcone.

Bolt e Phelps

Posted 20/08/2008 by macialberto
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Ho visto le olimpiadi e sono rimasto impressionato da questi 2 grandissimi atleti, Usain Bolt e Micheal Phelps.

Il Primo per aver fatto i 100 metri in 9.68, record assoluto.

L’altro perchè ha centrato il suo obiettivo: vincere 8 medaglie d’oro per superare il connazionale Spitz, che aveva stabilito il record a Monaco 1972.

The Sound of Silence

Posted 12/08/2008 by macialberto
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Pino Scotto

Posted 09/08/2008 by macialberto
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Ale, un mio ex compagno di classe un gionro mi domandò, “Hai mai sentito parlare di Pino Scotto?”

Io risposi di no, non sapevo che al mondo esistesse un tizio con codesto nome.

Poi mi disse “Guarda su You tube e scrivi Pino Scotto – Tokio Hotel” e io lo feci.

Mi guardai tutti i video dove questo ex musicista che è famoso per la somiglianza con Ozzy Osbourne (apparte che non mangia pipistrelli come il vero Ozzy) le sue critiche a questo PseudoGruppo di nome Tokio Hotel, che non è altro che una banda di pompati dalle televisioni di tutto il mondo per i loro costumi stravaganti (L’unica cosa che non mi piace è l’uso della terminologia frocio).

Poi vidi un video in cui due Bimbeminkia (la denominazione delle fan dei Tokio Hotel) lo prendevano in giro e lo insultavano perchè secondo le due, pino scotto con il video fatto le aveva ferite.

La loro musica merita 2

Il Loro Look merita -2

Pino Vai Avanti!

http://it.youtube.com/watch?v=7vZGaks6JAY

http://it.youtube.com/watch?v=D9Wda7xuoS0

Esteban Cambiasso

Posted 09/08/2008 by macialberto
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http://imgserv.ya.com/galerias2.ya.com/img/f/f15e6bdd91321b52i3.jpg

Quattro anni fa di questi tempi sentivo che l’Inter aveva acquistato un giocatore: Esteban Matias Cambiasso, svincolato dal Real Madrid Galactico di Florentino Perez.

Il nome non mi suggeriva nulla di buono, e pensavo fosse l’ennesimo fallimento di Massimo Moratti.

Poi quando iniziò la stagione 2004/05 mi sono ricreduto, fino al punto che è diventato il mio giocatore preferito dell’Inter.

Le sue qualità sono quelle della grinta e della tenacia, oltre a una discreta tecnica come regista di centrocampo.

Poi ha il vizietto del Gol, da centrocampista difensivo ha segnato la bellezza di 21 gol, mica male!

Il suo gol indimenticabile è quello realizzato nel derby della Madunina il 23 Dicembre 2007 a un Nelson Dida che non trattiene la sua bordata dal limite dell’area.

Per questi motivi già Zanetti lo ha designato come suo erede per la fascia da capitano.

Vai Esteban!

L’Orientamento Politico dei Personaggi Disney

Posted 08/08/2008 by macialberto
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Topolino è il classico perfettino che votava An, ora PDL.
Paperino si è fatto la trafila PCI-PDS-DS. Ha aderito al PD in quanto si è iscritto alla FGCI quando D’Alema era segretario. E’ quindi da considerarsi un compagno dalemiano.
Minny segue il marito, pure lei votava An.
Paperina non si interessa molto, ma spesso cucina salciccie per le feste de l’unità.
Pippo vota radicale. Ama il fumo e fa un po come cazzo gli pare.
Paperon dè Paperoni vota PDL, ma sotto sotto odia Berlusconi: del resto difende solo il proprio monopolio.
Paperoga vota Sinistra critica e frequenta i centri sociali.
Gastone vota PDL, alle amministrative il trifoglio.
Nonna papera vota Verdi, come ciccio, orazio e clarabella.
Qui e quo qua non posson votare, ma voterebbero sinistra arcobaleno, nonostante i tentativi di irregimentarli da parte del loro zio.
Basettoni vota Di Pietro.
Gambadilegno, ovviamente, Berlusconi.
Pure la banda bassotti vorrebbero, ma non hanno più diritti civili, votare Berlusconi e il loro idolo Cesare Previti.
Pico de Paperis si scorde di andare a votare.
Archimede pitagorico si astiene in quanto nessun politico è degno del suo voto.

http://www.politicaonline.net/forum/showpost.php?p=8362954&postcount=20

Autore Livio di Politica Online

La Locomotiva

Posted 05/08/2008 by macialberto
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Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l’immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli…

Conosco invece l’epoca dei fatti, qual’ era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch’ esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti…

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia…

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori…

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore…

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno…

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura…

Correva l’ altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
“notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno…”

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
“Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!”

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l’ immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice…

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta…
con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!

Con Marco Travaglio

Posted 04/08/2008 by macialberto
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In questi mesi si sono spese parole contro il giornalista e scrittore Marco Travaglio, solo perchè disse dei fatti.

La verità fa male, e se la dice travaglio lo fa ancora di più per i politici che in un fronte compatto tipo Parata di Panzer.

Questo è un vile attacco ad un uomo che fa i propri guadagni sui fatti veri!

Solo che vedere il Pd con il Pdl contro Travaglio mi fa schifo, noi dobbiamo distinguerci dal berluscone.

La Settimana devastante

Posted 01/08/2008 by macialberto
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Oggi sono tornato in possesso completo del mio Pc, in questa settimana non ho scritto nulla in quanto avevo il Pc fuori uso.

In questa settimana che non mi pare esagerato definire devastante per alcune notizie.

L’approvazione da parte del parlamento del cosidetto Lodo Alfano, che non è altro che la rivisitazione del lodo Schifani-Maccanico, cioè limpunità per le più alte cariche dello stato.

In questo caso è stato fatto per salvare un presidente del consiglio già condannato (e non ha scontato la pena per l’amministia del 1990) che può commettere reati in particolare per le sue aziende come falso in bilancio (che già aveva depenalizzato a suo tempo), pagare magistrati per avere sentenze a lui favorevoli e via discorrendo in totale disinvoltura.

Quello che mi chiedo, ci sono problemi alla vista di tutti: Sicurezza (ma non nella maniera enfatizzata dal pdl e dalla lega), certezza della Pena, la sopravvivenza delle famiglie, le morti sul lavoro, i giovani che non trovano occupazione, l’accertata evasione fiscale, e il Pdc fa le leggi ad personam e la riforma delle intercettazioni  perchè riguardano una torbida storia di amplesso ministriale con il ministro donna delle pari opportunità (una showgirl, una valletta che non ha alcuna competenza politica) e la riforma della giustizia per rendere il potere giudiziario supino al potere esecutivo come lui vorrebbe.

Per non dimenticare la sentenza del gabinetto di stato che autorizza gli yankee a costruire una base facendo uno schempio ambientale pauroso con l’avvallo di un ministro canaglia.

Governo delle vergogne, governo del Cainano, Esecutivo P2-Fininvest-riti padani-Fascisti, Casa delle impunità, sono solo alcuni apellativi rivolti al berlusca e alla sua bagnarola avvilente.

Per esprimere  tutto il mio sdegno e il mio disgusto per quest’uomo, userò un espressione rivolta da Gigi Simoni (ex allenatore dell’inter contro l’arbitro Ceccarini in Juve-Inter)

“Ma si Vergogni, si proprio lei si deve vergognare di questo furto!”